Il plasma di pazienti guariti è la cura per il Coronavirus?

plasma come vaccino per il coronavirus

In questi giorni è rimbalzata sui media di tutto il mondo la notizia di una scoperta sensazionale: la possibilità di usare il plasma di pazienti guariti dal Coronavirus come vaccino o cura per altri malati. Ma le cose stanno veramente così? Facciamo un po’ di chiarezza.

Il plasma di pazienti guariti è la soluzione per curare il Coronavirus?

Il Dott. Francesco Butera, rianimatore, scrive così:

“Sono stato invitato a condividerlo al fine di fare un po’ di chiarezza su una tematica al momento in auge: il trattamento dei pazienti Covid-19 con il plasma dei guariti.

Presentata come la scoperta dell’ultima ora, qualcosa di rivoluzionario che ci vogliono tenere nascosto per far arricchire le case farmaceutiche, l’infusione di immunoglobuline plasmatiche è una terapia in uso da decenni per le patologie infettive. È una terapia la cui efficacia è nota nella comunità scientifica. La questione è che questo approccio è una TERAPIA DI EMERGENZA E NON DI ROUTINE, in quanto presenta una serie di limitazioni:

  1. Il plasma è un emoderivato, per cui, come anche gli organi e il sangue intero, deve essere sottoposto a test per scongiurare il rischio di infezione da HIV ed epatiti (NB: i kit per questi test hanno un costo)
  2. Non si usa il plasma dei guariti in generale ma dei convalescenti, ossia soggetti guariti da poco tempo e che quindi hanno ancora una produzione anticorpale attiva. Il titolo anticorpale (ossia la quantità di anticorpi diretti conto uno specifico target) si riduce nel tempo, per cui i guariti non sono utilizzabili all’infinito, perché a un certo punto la quantità di anticorpi presente è così bassa da essere inefficace verso un’infezione attiva
  3. Il plasma dei convalescenti non sono tutti uguali perché non tutti i soggetti hanno la stessa produzione anticorpale. Per la terapia si utilizzano i soggetti iperimmuni, ossia con titolo anticorpale elevato (NB: i kit per la titolazione anticorpale hanno un costo)
  4. Non tutti i soggetti iperimmuni possono essere usati, età superiore ai 65 anni e gravidanze fanno sì che i soggetti vengano esclusi
  5. Il plasma dei convalescenti non contiene solo gli anticorpi di interesse ma tutta una serie di altri anticorpi che possono dare cross-reazioni
  6. L’infusione di plasma può essere fatta entro una finestra temporale definita, altrimenti non è più efficace
  7. L’infusione di plasma non induce una risposta immunitaria autonoma nel paziente, che quindi non è esente dal rischio di reinfezione/riattivazione.

In sintesi quindi, la terapia con plasma è un approccio di emergenza, perché dipende dal numero di soggetti convalescenti disponibili (ossia dalla circolazione del virus stesso) e dalla tempestività della terapia.

È chiaro quindi che per usare l’infusione di plasma come terapia di routine, dovremmo trovarci ogni volta di fronte a una situazione come quella che stiamo vivendo, con un numero molto elevato di contagiati nello stesso momento, situazione che nessuna persona di buon senso auspica.

Cosa fa un farmaco?
Un farmaco ci permette di essere “terapeuticamente indipendenti”: se arriva un paziente in ospedale che necessita di trattamento, non dobbiamo sperare che ci sia un convalescente idoneo nei paraggi. Resta il fatto che se la sintomatologia si aggrava rapidamente c’è il rischio che il farmaco non agisca in tempo e il paziente muoia.

Cosa fa invece il vaccino?
Un vaccino è un preparato contenente patogeni morti/ attenuati o loro singole componenti, ossia nulla in grado di dare patologia in soggetti immunocompetenti. Tali preparati fanno sì che i soggetti vaccinati producano i PROPRI ANTICORPI, per cui, nel momento in cui si viene in contatto con il patogeno, l’organismo è già equipaggiato per rispondere efficacemente ed evitare la sintomatologia clinica (NB: quando si contrae un’infezione, il numero di patogeni è inizialmente basso, per cui i titoli anticorpali basali, pur essendo bassi, sono sufficienti a bloccare l’infezione). Per cui con il vaccino siamo protetti dalla malattia, il virus non circola perché non ha modo di attecchire nell’individuo e non si ha bisogno di cure.

Le tre cose non si escludono tra loro: mentre i clinici trattano i pazienti nella fase di emergenza, i ricercatori investigano su farmaci e vaccini”

Potete condividere questo post, copiarlo e incollarlo, leggerlo e parlarne con chi conoscete. Non mi interessa il diritto di autore.
Cerchiamo di fare buona informazione. La scienza non è uno stadio