Toccante riflessione di una collega

Cari Colleghi,

Scusate il post “non scientifico” ma chi non è interessato semplicemente non lo legga. Vedo che c’è chi non ama i post sulle esperienze umane e personali dei nostri colleghi. A mio avviso sono la parte più importante. Ho speso la maggior parte della mia vita come chirurgo fuori dall’Italia, nell’NSH inglese come chirurgo cardiovascolare e anche toracico e sapete quali erano per noi chirurghi i corsi di formazione obbligatoria?

  • Consenso informato: come evitare termini medici sconosciuti al paziente
  • Come spiegare al paziente il cambiamento del piano terapeutico
  • Come spiegare al paziente che ha un tumore maligno e il suo piano terapeutico
  • Come dare cattive notizie ai parenti e gestione delle riunioni (!!!) familiari

Mi fermo per non tediarvi…

Ovviamente non erano corsi per i bollini dell’ECM. Era obbligatorio metterlo in pratica. E sapete gli istruttori in questi corsi cosa insegnavano?

“Show that you care”, fai vedere che ti importa. Se hanno paura create un contatto fisico rassicurante, basta una vostra mano appoggiata sulla loro. Ovviamente io essendo Italiana ero sempre la prima della classe. I colleghi inglesi a volte erano un po’ in difficoltà…

Ieri sera ho letto ed analizzato fino a tardi i numeri dei virologi dell’Imperial College.

Ho fatto la scienziata, anche se sono un chirurgo… Però alla fine, io ho capito che questa è una catastrofe di proporzioni inimmaginabili, piombata sui sistemi sanitari di nazioni (purtroppo non siamo i soli) che da anni tagliano i fondi alla sanità ma che hanno operatori disposti a dare la propria vita per cambiare quei maledetti numeri. Per cambiare la colonna che dice “expected deaths”… Perché noi sappiamo che non sono numeri, e voi in prima linea più di ogni altro. Perché non si conta mai chi c’è l’ha fatta ma chi non si è riuscito a salvare.

Ma ne avete salvati davvero tanti in più rispetto alla voce “expected deaths”. Un componente del team di virologi dell’Imperial College ha commentato “It is a miracle that they are saving so many lives”

Un miracolo…

E allora chi fa miracoli ogni giorno, lavorando in condizioni veramente estreme per me può scrivere quello che vuole. E questo gruppo li deve sostenere, con i commenti di risposta e i pollici all’insù che diventano pacche sulle spalle e abbracci virtuali.

Perché non siamo scienziati, siamo medici.

Lucia Raco Chirurgo Cardiovascolare Savona